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La dermatite da pannolino

La dermatite da pannolino

La dermatite da pannolino è un problema molto frequente nei lattanti. Nella stragrande maggioranza dei casi non si tratta di nulla di grave, ma la comparsa di arrossamenti, irritazioni ed eritemi nelle zone intime del bambino può mandare mamma e papà nel panico.

Il modo migliore per affrontare la situazione è, invece, mantenere la calma: basta infatti imparare a gestire l'igiene del piccolo in modo adeguato per risolvere il problema e prevenire recidive. In caso di dubbi o perplessità sarà sufficiente rivolgersi al pediatra, che una volta accertata la diagnosi saprà consigliare il modo migliore per far sì che il binomio “pannolino dermatite” si trasformi in un ricordo lontano.

Dermatite da pannolino, di cosa si tratta?

Avere a che fare con una dermatite da pannolino significa ritrovarsi alle prese con eruzioni cutanee squamose localizzate sulle aree della pelle che sono in contatto prolungato con il pannolino. Spesso questi sfoghi si presentano come bolle, papule, vesciche, lesioni o zone di cute erosa, e mentre in alcuni casi formano chiazze separate in altri confluiscono in un unico eritema. Nella maggior parte dei casi i sintomi restano circoscritti all'area di pelle del neonato o del lattante in contatto con il pannolino – dall'ombelico fino alle cosce – coinvolgendo genitali, sederino, perineo e, a volte, le pieghe genito-crurali, quelle che separano la zona genitale dalle cosce.

L'infiammazione alla loro base non deve essere trascurata. Rimedi opportuni possono infatti risolvere il problema evitando infezioni secondarie che possono portare a lesioni anche molto profonde.

Le cause della dermatite da pannolino

La dermatite da pannolino colpisce indistintamente sia i maschietti sia le femminucce. Sembra però che ci sia una forma di predisposizione al disturbo: alcuni bambini sono infatti più a rischio di eritema rispetto ad altri, soprattutto quelli che hanno già avuto un eczema o una dermatite atopica.

Inoltre anche l'alimentazione può giocare un ruolo fondamentale. In particolare, alcuni studi hanno osservato che una dieta povera di biotina – molecola inclusa nell'elenco delle vitamine del gruppo B che può essere ad esempio carente nei latti artificiali più semplici – è associata proprio alla comparsa della dermatite da pannolino. Secondo altre ricerche sembra anche che una carenza di zinco potrebbe causare eritemi di questo tipo.

Infine, la dermatite da pannolino può avere basi genetiche – come nel caso dell'acrodermatite enteropatica associata all'assenza dei ligandi dello zinco nell'intestino – essere favorita da un abbassamento delle difese immunitarie che espone i neonati al rischio infezioni, oppure essere associata a episodi ripetuti di diarrea (più di 3 al giorno) o all'assunzione di antibiotici per via orale.

In generale il problema colpisce dal 7 al 35% della popolazione infantile. Meno frequente alla nascita, la sua incidenza aumenta con la crescita, a partire dal quinto mese di età, quando i bambini iniziano a stare seduti da soli; il picco di casi si registra però tra i 9 e i 12 mesi di vita.

A volte si tratta di una semplice dermatite irritativa, mentre in altri casi ha le caratteristiche di una dermatite seborroica o da contatto. Non mancano inoltre le forme associate a infezioni da candida e, infine, le psoriasi. Sono per fortuna più rari i casi in cui le dermatiti da pannolino sono sintomi di disturbi come l’acrodermatite enteropatica o l’istiocitosi a cellule di Langerhans, condizione caratterizzata dall’accumulo di queste cellule del sistema immunitario.

A scatenare l'irritazione è, nella stragrande maggioranza dei casi, lo sfregamento del pannolino a contatto con la pelle. A entrare in gioco sono però anche altri fattori. La dermatite da pannolino può infatti essere promossa dalla sudorazione, oppure dalla macerazione della pelle associata al ristagno di urine e feci, perché un'eccessiva umidità nell'area del pannolino rende la pelle più sensibile agli agenti fisici (come lo sfregamento), chimici (come saponi, creme e detergenti) ed enzimatici.

In particolare, in condizioni in cui è umida la pelle è più facilmente permeabile da parte di sostanze non naturali. Le lipasi e proteasi presenti nelle feci promuovono invece l'aumento del naturale pH cutaneo, aggravando così l'irritazione. Quest'ultimo fenomeno spiega anche perché la salute dei bambini allattati al seno è meno a rischio dermatiti da pannolino: il pH delle loro feci è più acido. Infine, anche i sali biliari nelle feci aumentano l'attività degli enzimi al loro interno, mentre le ureasi presenti nello strato corneo della pelle potrebbero dare il loro contributo portando alla liberazione di ammonio che può irritare la pelle lesionata; tuttavia nel corso degli anni è stata data sempre meno importanza a questo fenomeno, che oggi non è più considerato la principale causa dell'arrossamento tipico della dermatite da pannolino.

I diversi tipi di dermatite da pannolino

In alcuni casi la dermatite da pannolino è associata a un'infezione da parte del fungo Candida albicans. La candidosi può arrivare dall’intestino, oppure il fungo può aggravare una dermatite irritativa, seborroica o psoriasica preesistente.

Questa forma di dermatite da pannolino è caratterizzata dalla presenza di un alone ben distinguibile attorno agli sfoghi cutanei, circondati da pustole e papule “satelliti”.

La diagnosi di candidosi può arrivare dall'esame con idrossido di potassio (KOH), che prevede l'immersione in un'apposita soluzione di un campione prelevato grattando in maniera delicata l'eritema. Solo eventuali cellule di Candida albicans resistono al trattamento, e la successiva analisi del campione al microscopio permette di identificarle senza più ombra di dubbio, confermando la diagnosi di candidosi.

Un test di questo tipo permette di distinguere la dermatite da pannolino associata a un'infezione da candida dalla forma psoriasica. Rispetto alla classica psoriasi, questa forma di dermatite da pannolino non porta alla comparsa di squame; l'area colpita – che spesso coinvolge anche l'ombelico – è semplicemente lucida e arrossata. Per questo è facile confondere la dermatite psoriasica anche con quella seborroica o con quella irritativa.

In caso di dermatite allergica la pelle tende anche a tumefarsi, e sulle aree laterali di glutei e anche compaiono delle vescicole. In genere alle loro radici c'è la sensibilizzazione della pelle del bambino ad alcune delle sostanze utilizzate per produrre i moderni pannolini monouso, per esempio gomme o resine.

Come curare e prevenire la dermatite da pannolino

Per curare la dermatite da pannolino è fondamentale prendersi cura dell'igiene del bambino, arma fondamentale anche per la prevenzione. L'area coinvolta deve essere lavata più volte al giorno, avendo cura di utilizzare detergenti delicati. È infatti importante evitare prodotti troppo grassi o contenenti sostanze irritanti che possono favorire la macerazione. Per prendersi cura del bimbo basta invece lavare il sederino con acqua tiepida e tamponare la pelle delicatamente finché non sarà ben asciutta.

Anche il pannolino deve essere cambiato spesso. Infatti la frequenza e la gravità della dermatite vengono significativamente ridotte quando si provvede a cambiare il bambino almeno 8 volte al giorno. Sembra inoltre che utilizzare pannolini monouso superassorbenti riduca significativamente sia la frequenza che la gravità della dermatite da pannolino, più di quelli di cotone. Per promuovere la guarigione è però importante permettere alla pelle del piccolo di respirare un po'; per questo indipendentemente dal tipo di pannolino utilizzato è utile favorire il benessere del bambino lasciandolo senza una barriera tra pelle e aria per un po' di tempo tra un cambio pannolino e l'altro o dopo il bagnetto.

Prima di far indossare al piccolo un nuovo pannolino è possibile applicare sulla pelle un prodotto idoneo, per esempio una crema o altri articoli ad uso topico. Oltre ai classici rimedi a base di ossido di zinco, esistono paste lenitive e protettive che risultano particolarmente apprezzate dalle mamme perché oltre ad alleviare i sintomi dell’eritema rigenerano e idratano la pelle del bebè. Anche quella più secca e screpolata. Sono formulate a base di Pantenolo al 5%, e contengono lipidi cutanei, importanti per la protezione, l'idratazione e l'elasticità della pelle.

Gli esperti sconsigliano invece l’uso di prodotti contenenti cortisonici. Infatti, anche se aiutano a ridurre rapidamente l’infiammazione sono spesso associati a recidive e aumentano il rischio di un’infezione batterica a livello delle pieghe e di comparsa di lesioni nodulari rilevate. In caso di candidosi è, invece, fondamentale rivolgersi al medico. In questo caso potrebbe essere necessario utilizzare creme a base di idrocortisone o di antimicotici (come la nistatina, il clotrimazolo, l’econazolo, il ketoconazolo o il miconazolo), oppure, se il medico lo ritiene opportuno, somministrare al bambino una terapia a base di farmaci da assumere per via orale. In tutti questi casi è importante seguire scrupolosamente le indicazioni del pediatra.

Quando andare dal pediatra?

Rivolgersi al pediatra è importante nel caso in cui il bambino soffra di malattie, se ha meno di 7 settimane di vita, se le sue difese immunitarie sono basse e se l'eritema è associato a febbre. Inoltre è importante consultare il medico anche tutte le volte che la dermatite da pannolino si estende al torace, alla schiena, alle braccia o al volto o sembra avere un aspetto insolito. Se, per esempio, bolle e vesciche assumono l'aspetto di ascessi pieni di pus la pelle potrebbe essere stata infettata da batteri come lo streptococco beta-emolitico di gruppo A (diverso da quello di gruppo B di cui le mamme sentono parlare durante la gravidanza in previsione del parto).

Infine, è bene rivolgersi al pediatra anche se nonostante gli accorgimenti messi in atto la dermatite non dovesse migliorare nell'arco di 2 o 3 giorni o se dovesse addirittura peggiorare.


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